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Ephéméride éclectique d'une librocubiculariste glossophile et mélomane.

« Khorakhanè » ou la mémoire du vent : l’exil selon Fabrizio De André

« Khorakhanè » ou la mémoire du vent : l’exil selon Fabrizio De André

Dans l’œuvre immense de Fabrizio De André, certaines chansons ressemblent à des territoires à part entière. « Khorakhanè » est de celles-là : une plainte et une prière, un chant d’exil porté par le vent de l’Histoire. Héritier spirituel de Georges Brassens, que De André considérait comme un Socrate moderne, le cantautore génois n’a cessé de prêter sa voix aux invisibles. Ici, il se tourne vers les Roms des Balkans, mêlant italien et langue romani, pour dire la dignité fragile des peuples sans terre. Le cœur ralentit, la tête marche : entre guerre, déracinement et mémoire, la chanson devient fable tragique, traversée par une humanité ardente qui refuse d’abandonner la paix au vacarme du monde.

(a forza di essere vento)
Khorakhanè: tribù rom di provenienza serbo-montenegrina

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso

qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio

 

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta
               Poserò la testa sulla tua spalla
               e farò
               un sogno di mare
               e domani un fuoco di legna

vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla
               perché l'aria azzurra
               diventi casa
               chi sarà a raccontare
               chi sarà

ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti
               sarà chi rimane
               io seguirò questo migrare
               seguirò
               questa corrente di ali

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