Ephéméride éclectique d'une librocubiculariste glossophile et mélomane.
16 Mai 2026
La voix de García Lorca, dans cette ballade d’enfance et de perte, fait trembler l’innocence au bord du songe : papillon fragile, amour insaisissable, souvenirs déjà lointains. Chez Sorolla, la beauté du monde éclate en pleine lumière. Entre ces deux élans — l’un traversé d’ombre, l’autre irradié de clarté — se noue pourtant une même vérité sensible : la réalité ne se donne jamais d’un seul tenant. Elle vacille entre ce qui resplendit et ce qui se retire, entre la présence et son effacement. La peinture en saisit l’instant visible, la poésie en révèle la fuite ; et de leur tension naît, peut-être, ce qui nous approche le plus justement du réel.
Ballata triste
Piccola poesia
A mio fratello Paquito
Granada, aprile 1918
Il mio cuore è una farfalla,
bimbi buoni del prato!
rapita dal ragno grigio del tempo
col polline fatale del disinganno.
Da piccolo cantavo come voi,
bimbi buoni del prato,
liberavo il mio sparviere con le temute
quattro unghie da gatto.
Passai per il giardino di Cartagena
implorando la verbena
ma persi l'anello del mio destino
guardando un ruscello immaginario.
Fui anche cavaliere
una fresca sera di maggio.
Ella per me era l'enigma allora,
stella azzurra sul mio vergine petto.
Cavalcavo lentamente verso i cieli.
Era una domenica d'erba medica.
E vidi che ella spezzava con le mani
gigli invece di rose e di garofani.
Non avevo mai pace,
bimbi buoni del prato,
la Lei del romance
in splendidi sogni m'immergeva:
chi coglierà mai garofani
e rose di maggio?
E perché solo i bimbi la vedranno
in groppa a Pegaso?
Sarà quella stessa che nelle ballate
chiamiamo con tristezza stella,
pregandola di uscire
a volteggiar sul prato?...
Nell'aprile della mia infanzia io cantavo,
bimbi buoni del prato,
la impenetrabile Lei del romance
dove Pegaso vola.
Cantavo di notte la tristezza
del mio amore ignorato,
e la luna, più luna che mai, che sorriso
aveva tra le labbra!
Chi coglierà mai garofani
e rose di maggio?
E in quale buio angolo di cimitero
saranno finite le sventure
di quella piccolina, tanto bella,
che sua madre maritò?
Sto solo col mio amore sconosciuto,
senza cuore, senza lamenti
verso il tetto irraggiungibile dei cieli
e mi fa da appoggio un grande sole.
Quale peso è mai questa tristezza!
Bimbi buoni del prato,
come ricorda dolcemente il cuore
i giorni ormai lontani...
Chi coglierà mai garofani
e rose di maggio?
Ephéméride éclectique d'une librocubiculariste glossophile et mélomane